IL CASTIGO DI DONNA ASSUNTA
di Janine Souillon
PRIMA PARTE: LA CADUTA
- Figuriamoci! Non è possibile! Lei è un idiota, avvocato!
Gli occhi duri di donna Assunta si posarono ancora una volta sulle carte che l’avvocato Alfonso Sacramola aveva posato quasi un’ora prima con cura davanti a lei, sul bel tavolo di mogano nero.
- È così, - ripetè per l’ennesima volta l’avvocato. Cominciava a stancarsi di tutta la faccenda, e avrebbe desiderato moltissimo trovarsi fuori da quella villa isolata sulle colline.
- Donna Assunta, è la verità. Tutti i beni, i titoli, i fondi lasciati da suo marito sette anni fa si sono ormai volatilizzati: speculazioni, investimenti azzardati, un tenore di vita... - il notaio agitò eloquentemente la mano in cerchio, comprendendo in quel gesto lo studio ove si trovavano, ma anche la villa, il parco, i terreni circostanti.
- ... un tenore di vita a dir poco principesco: questi sono i motivi della sua disgrazia, mia cara signora!
- Come si permette di criticare il mio stile di vit�� ˛a! - sbottò donna Assunta. A trentacinque anni era ancora una donna giovane e bella, una bellezza siciliana bruciante e fiera, un volto animato da occhi scurissimi, quasi neri, che nella collera fiammeggiavano come braci. Vestita elegantemente, amava i gioelli discreti e costosi.
- E poi di soldi ne ho ancora un mucchio! La mia attività finanzia...
- Intende dire lo strozzinaggio? Vuole dire il ricatto? Anzi, i ricatti con cui ha intrappolato le tre signore che da dieci anni le versano mensilmente la loro “quota” per il suo silenzio? Anche quello è tutto finito, donna Assunta di Salaparuta! Le tre signore, mia cara, hanno recentemente divorziato, ciascuna dal rispettivo consorte, in formazione compatta! I giochi sono finiti.
- N... non è possibile! Quelle tre puttane...
- Badi a come parla: Isabella Grutta, Agnese Malpensati e Elvira Ingravallo sono tre rispettabilissime signore, tre nobili dame della miglio...
- Fuori di qui! - strillò donna Assunta sbattendo con forza la mano sulla scrivania.
E si porti v�� ◊ia anche le sue maledette scartoffie!
La donna afferrò un campanello, lo scosse e in un attimo apparve una servetta, avrà avuto appena diciotto anni, in una divisa rosa e un grembiule bianco bordato d’azzurro.
- Maria, muoviti, accompagna il signore al cancello!
La domestica e Sacramola erano appena scomparsi dalla porta che già donna Assunta affondava il bel volto fra le mani curate. La disperazione lentamente le serrava un nodo alla gola: che fare? il disastro economico era tale da non lasciarle più scampo, e oltretutto le tasse incombevano. Vendere? Impossibile, era tutto ipotecato già da tempo. E poi c’era sua figlia, Rosalina, una innocente che nulla o quasi sapeva della situazione della madre. Rosalina da anni, dalla morte del marito, era stata di fatto relegata in un prestigioso istituto svizzero, lontana dalla madre e dalla sua terra di origine.
Stette così per un tempo che le parve infinito, e si riscosse solo al rumore insistente di una mano battuta alla por��ta. Era di nuovo Maria, la cameriera.
- Che c’è, stronza? Non vedi che voglio star sola?
- Signora, ci sono qui le tre signore, donna Isabella, donna Agnese e donna Elvira...
- Quelle tre troie? Buttale fuori!
- Ma...
- Buttale fuo...
In quell’istante la doppia porta dello studio si aprì di colpo, e le tre donne in questione fecero il loro ingresso nella stanza ampia e luminosa.
Donna Assunta le fissò impietrita.
- Che dia...
- Ferma, mia cara! Fossi in te ci penserei due volte, prima di farci allontanare dalla tua bella villa! - disse in un sibilo donna Isabella, una giunonica cinquantenne con i capelli ancora nerissimi partiti in due ciocche spesse e composte dietro la nuca.
(continua)