per mettersi in contatto con Janine: janinesouillon@gmail.com

sabato 24 marzo 2012

CONTROLLO



"Adesso stringi forte, che non ti scappi neanche una goccia del clistere. Ora, mettiamo il lucchetto, così non ti vengono tentazioni mentre passi di fino, ginocchioni, il pavimento della sala. Buon lavoro, sguattera."
(didascalia di Frau Julia)

Doppie mutande contenitive (la parte interna in gomma, l'esterna in cuoio) dotate di una cintura di sicurezza in acciaio inossidabile rivestito di gomma con cerniera e lucchetto.
L'apparato viene aperto da un minimo di una a un massimo di tre volte al giorno. Il disegno è di Elisabeth Mandile.
JS

artwork Elisabeth Mandile
© Annika Kapyzska

giovedì 15 marzo 2012

CELLA DI PUNIZIONE

© Georges Pichard

LA DIVISA DA PUNIZIONE

Qualunque sia il tipo di divisa scelta dalla padrona per le punizioni, sarà indispensabile farla indossare alla sguattera per tutta la durata del castigo in modo da creare un nesso diretto fra tessuto e punizione medesima. L'associazione diverrà in breve inscindibile e basterà far indossare fin dal mattino l'indumento alla sguattera per tenerla in uno stato di terrore ed attesa fino al momento in cui decideremo di entrare in azione.
JS

domenica 11 marzo 2012

IL CASTIGO DI DONNA ASSUNTA 1 - LA CADUTA

IL CASTIGO DI DONNA ASSUNTA
di Janine Souillon

PRIMA PARTE: LA CADUTA
- Figuriamoci! Non è possibile! Lei è un idiota, avvocato!
Gli occhi duri di donna Assunta si posarono ancora una volta sulle carte che l’avvocato Alfonso Sacramola aveva posato quasi un’ora prima con cura davanti a lei, sul bel tavolo di mogano nero.
- È così,  - ripetè per l’ennesima volta l’avvocato. Cominciava a stancarsi di tutta la faccenda, e avrebbe desiderato moltissimo trovarsi fuori da quella villa isolata sulle colline.
- Donna Assunta, è la verità. Tutti i beni, i titoli, i fondi lasciati da suo marito sette anni fa si sono ormai volatilizzati: speculazioni, investimenti azzardati, un tenore di vita... - il notaio agitò eloquentemente la mano in cerchio, comprendendo in quel gesto lo studio ove si trovavano, ma anche la villa, il parco, i terreni circostanti.
-  ... un tenore di vita a dir poco principesco: questi sono i motivi della sua disgrazia, mia cara signora!
- Come si permette di criticare il mio stile di vit�� ˛a! - sbottò donna Assunta. A trentacinque anni era ancora una donna giovane e bella, una bellezza siciliana bruciante e fiera, un volto animato da occhi scurissimi, quasi neri, che nella collera fiammeggiavano come braci. Vestita elegantemente, amava i gioelli discreti e costosi.
- E poi di soldi ne ho ancora un mucchio! La mia attività finanzia...
- Intende dire lo strozzinaggio? Vuole dire il ricatto? Anzi, i ricatti con cui ha intrappolato le tre signore che da dieci anni le versano mensilmente la loro “quota” per il suo silenzio? Anche quello è tutto finito, donna Assunta di Salaparuta! Le tre signore, mia cara, hanno recentemente divorziato, ciascuna dal rispettivo consorte, in formazione compatta! I giochi sono finiti.
- N... non è possibile! Quelle tre puttane...
- Badi a come parla: Isabella Grutta, Agnese Malpensati e Elvira Ingravallo sono tre rispettabilissime signore, tre nobili dame della miglio...
- Fuori di qui! - strillò donna Assunta sbattendo con forza la mano sulla scrivania.
E si porti v�� ◊ia anche le sue maledette scartoffie!
La donna afferrò un campanello, lo scosse e in un attimo apparve una servetta, avrà avuto appena diciotto anni, in una divisa rosa e un grembiule bianco bordato d’azzurro.
- Maria, muoviti, accompagna il signore al cancello!
La domestica e Sacramola erano appena scomparsi dalla porta che già donna Assunta affondava il bel volto fra le mani curate. La disperazione lentamente le serrava un nodo alla gola: che fare? il disastro economico era tale da non lasciarle più scampo, e oltretutto le tasse incombevano. Vendere? Impossibile, era tutto ipotecato già da tempo. E poi c’era sua figlia, Rosalina, una innocente che nulla o quasi sapeva della situazione della madre. Rosalina da anni, dalla morte del marito, era stata di fatto relegata in un prestigioso istituto svizzero, lontana dalla madre e dalla sua terra di origine.
Stette così per un tempo che le parve infinito, e si riscosse solo al rumore insistente di una mano battuta alla por��ta. Era di nuovo Maria, la cameriera.
- Che c’è, stronza? Non vedi che voglio star sola?
- Signora, ci sono qui le tre signore, donna Isabella, donna Agnese e donna Elvira...
- Quelle tre troie? Buttale fuori!
- Ma...
- Buttale fuo...
In quell’istante la doppia porta dello studio si aprì di colpo, e le tre donne in questione fecero il loro ingresso nella stanza ampia e luminosa.
Donna Assunta le fissò impietrita.
- Che dia...
- Ferma, mia cara! Fossi in te ci penserei due volte, prima di farci allontanare dalla tua bella villa! - disse in un sibilo donna Isabella, una giunonica cinquantenne con i capelli ancora nerissimi partiti in due ciocche spesse e composte dietro la nuca.
(continua)